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Monumenti

Complesso archeologico della Villa Romana

Villa-Romana

Nel III secolo a.C. la conquista romana occupa la parte sud-est della nostra regione (Ariminum).
Dopo la costruzione della via Emilia (187 a.C.), si procedette alla suddivisione razionale del territorio agricolo con la centuriazione che consisteva nella formazione di un reticolato costituito da decumani (il decumano massimo era la via Emilia) e da cardini.
Ogni quadrato di 50 era suddiviso in unità quadrate via via minori fino alla più piccola, la centuria, che misurava per lato 710 metri, dove potevano risiedere al massimo due famiglie contadine.
Il sistema produttivo era basato sulla presenza della Villa Rustica, come testimonia l'agronomo Catone (II sec. a.C.).
La Villa di Russi, la più conosciuta e conservata della nostra regione, rispondeva alle caratteristiche della Villa Rustica di Catone: sorgeva lungo un corso d'acqua navigabile (forse il Vatrenus, l'attuale Santerno, o un ramo del fiume Lamone); vicino a una strada importante, l'asse Faventia-Ravenna che a sua volta si congiungeva con la Salara (Bologna-Ravenna); era ubicata nei pressi del mare e vicino a Ravenna(consistente centro urbano con il porto per la flotta romana).
Fino al I sec. a.C. tali ville rustiche erano modeste case di campagna di dimensioni ridotte. Si producevano cereali, vino e frutta e si allevavano pochi animali da cortile, suini, bovini, ovini e caprini. La produzione bastava alla sopravvivenza della famiglia e le eccedenze confluivano in un modesto commercio locale.
In epoca augustea, con la costruzione del porto di Classe e il conseguente ampliamento del centro urbano di Ravenna, che richiese un consistente e continuo approvvigionamento dalle campagne limitrofe, la Villa di Russi si ampliò notevolmente nelle sue strutture, come risulta dall'analisi degli scavi.
Storia degli scavi
Il sito archeologico fu messo in luce, casualmente, per la prima volta nel 1938 durante gli scavi in una cava di argilla. A 11 metri di profondità dal piano-campagna, furono trovate tracce di impianti termali successivamente ricoperti a causa degli eventi bellici.
Nel 1953 iniziò la nuova campagna di scavi seguita da molte altre, ancora non ultimate, e che fece emergere la parte centrale della Villa.
La planimetria attuale evidenzia vari edifici che collegano la pars urbana (residenza del Dominus ) alla pars fructuaria o rustica, destinata alla lavorazione dei prodotti agricoli e alla produzione artigianale.
L'attuale sito corrisponde alla seconda fase dell'edificio, risalente alla prima epoca imperiale (I sec., II sec. d.C.), sorto su una precedente costruzione di epoca repubblicana. Il complesso si presenta come un grande rettangolo orientato sull'asse nord-sud, circondato completamente da un porticato sorretto da colonne in mattoni.
Nel rettangolo si possono individuare due peristili (cortili porticati): uno piccolo residenziale e una grande corte rustica.
Il quartiere del Dominus è situato a Nord: sicuramente consisteva in un edificio a due piani, adorno di eleganti pitture parietali e con pavimenti in mosaico bianco e nero a motivi geometrici.
A nord- ovest si può vedere un piccolo quartiere formato da tre stanze, era destinato al Villicus
(il fattore) o al Procurator (amministratore) che fungeva da intermediario fra la residenza del Dominus e le abitazioni dei servi.
Il resto della pars rustica , aperto sulla grande corte porticata, era costituito da impianti produttivi e di conservazione dei prodotti agricoli e da strutture per l'irrigazione(cisterne e pozzetti). Scavi recenti a est hanno messo in luce un frutteto cintato da un portico che forma il lato di un nuovo quartiere abitativo con stanze riscaldate.

La casa del Dominus
Il primo peristilio del quartiere del Dominus ha colonne in mattoni, originariamente dipinte in rosso, poggianti su una base di pietra grezza biancastra. Sui lati ovest e sud del porticato si aprono le stanze di abitazione padronali, pavimentate in mosaico o cocciopesto.
Una grande sala, forse un soggiorno, era il collegamento fra il primo e il secondo cortile, il pavimento è in mosaico a fiori neri inseriti in un semplice motivo geometrico; le pareti affrescate in nero, presentavano nella parte bassa uno zoccolo con una greca verde e rossa, mentre più in alto erano visibili fregi policromi con fiori, frutta e uccelli da cui pendevano festoni violacei. Negli ambienti attigui di nuovo troviamo i pavimenti in bianco e nero e pareti affrescate a svecchiature (o specchiature) in finto marmo policromo. Le soglie di accesso di questi ambienti che davano sul portico sono in marmo rosso di Verona: su di esse sono ancora visibili le battute delle grandi porte di cui sono stati rinvenuti i cardini in bronzo.
Sul lato ovest del primo peristilio si aprono i Cubicoli, cioè le stanze da letto, alcuni con pavimenti in cocciopesto rosso con intercalate tessere bianche di mosaico. Uno di questi ambienti, posto a nord-ovest, aveva le suspensurae (colonnine in mattoni) che servivano a sollevare il pavimento, forse in legno, con funzione antiumidità.
Nel lato opposto si apre una grande stanza, forse il triclinium (cioè la stanza da pranzo) pavimentata in mosaico con intrecci di stelle e losanghe, le pareti erano affrescate con svecchiature(o specchiature) in nero su cui spiccavano grandi fiori policromi, alternati a motivi a galleria, rossi e gialli. Questo ambiente non si apriva verso l'esterno, ma era collegato al resto dell'abitazione da corridoi che proteggevano dalle intemperie.
La Pars Rustica
Sul secondo peristilio, con pilastri in mattoni, si aprivano gli ambienti della Pars rustica: era il quartiere produttivo destinato alla lavorazione dei prodotti e alle abitazioni degli addetti ai lavori, schiavi e servi.
Si nota sul lato ovest una fornace per ceramica attualmente interrata, un ambiente con grande vasca di mattoni, quindi una grande cucina con due focolari, un pozzo con canaletta di scarico verso l'esterno. Sul lato orientale del secondo cortile appare un grande magazzino destinato alla conservazione di contenitori in terracotta e di anfore. Attigui a questo, numerosi piccoli ambienti, ognuno dotato di focolare, a uso probabilmente lavorativo e non di abitazione, forse un riutilizzo di epoca tarda.
A est è il complesso destinato probabilmente alla produzione del vino, costituito dai resti di una grande pressa sopraelevata, pavimentata in mosaico e collegata a una vaschetta più bassa, con incavo per la raccolta del vino, che veniva poi versato nelle anfore. Con lo scavo della zona est si è identificato un altro grande cortile con lati colonnati, in origine destinato a frutteto (meli e peri).
Nel lato sud del vasto cortile è stato rimesso in luce, poi di nuovo ricoperto, l'impianto termale individuato nel '38. Era costituito da un ambiente di accesso, pavimentato in mosaico, attraversato da fognature che scorrevano sotto il pavimento con chiusini in marmo traforato, verso est si accedeva a una stanzetta pavimentata con esagonette di marmo, e a sud, attraverso una scaletta a due gradini di marmo, si entrava in un'altra stanza sopraelevata pavimentata in mosaico con due vaschette laterali, sempre mosaicate, una semicircolare e l'altra a forma di elle. A est del porticato si nota una serie di vaste sale allineate, alcune scaldate da fornace.
La struttura della villa ha subito modesti cambiamenti alla fine del III secolo, a cui seguì l'abbandono nel secolo successivo, il materiale di demolizione fu recuperato, e la zona finì col diventare una fornace di calce. Alcune sepolture alto medievali testimoniano questa fase, poi gli alluvionamenti portarono all'abbandono e all'interramento.

Reperti archeologici alla Villa Romana
Il materiale archeologico recuperato dimostra che la villa era ben inserita nel perimetro commerciale circostante. La ceramica, non abbondante, è presente in varie forme e tipi, fra cui una buona quantità di terra rossa sigillata, cioè la ceramica fine a vernice rossa, tipica dell'epoca imperiale. I frammenti più antichi provengono dalla città di Arezzo, ma la maggior parte deriva da fornaci di Ravenna e della Romagna. Presenti anche molti vasetti a parete sottile, il cui spessore sottilissimo imitava oggetti in vetro e in metalli nobili, forse anch'essi prodotti dalle fornaci di Ravenna .
Gli oggetti in vetro forse erano importati da Nord (Aquileia), i pochi reperti in bronzo decorato sono tipici della produzione dell'Italia settentrionale e centrale della prima età imperiale.
Sembra evidente che il complesso di Russi sia un buon esempio di quelle ville rustiche che furono importantissime per il processo di romanizzazione della zona con la loro peculiarità produttiva,  economica e culturale.
Il porto di Ravenna, che aveva determinato il sorgere e il fiorire della villa di Russi, ne decretò con il suo impaludamento e quindi la sua fine, anche la rovina e l'abbandono.
La villa, coperta dalle alluvioni e dalle acque del Medio Evo, scomparve definitivamente.
ORARIO DI APERTURA
da lunedì a sabato dalle 9 a un'ora prima del tramonto; domenica dalle 14 a un'ora prima del tramonto (la biglietteria chiude mezz'ora prima). Chiuso: 25 dicembre, 1 gennaio, 1 maggio.
Biglietto: intero euro 2, ridotto euro 1,00
L'ingresso nei musei, monumenti, gallerie ed aree archeologiche dello Stato è gratuito per tutti i cittadini appartenenti all'Unione Europea, di età inferiore a 18 anni e superiore a 65 anni.
Il biglietto è ridotto del 50% per i giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni così come per gli insegnanti di ruolo nelle scuole Statali italiane. L'ingresso gratuito è consentito anche ai giornalisti e a particolari categorie di studenti o insegnanti.
Info: tel. 0544 581357

 
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