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Don Paolo Pezzi saluta la sua Russi

L'arcivescono metropolita di Mosca accolto in Consiglio Comunale martedì primo luglio 2008

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Nella serata di martedì primo luglio, alle 19 nella Sala Consiglio della Residenza Municipale di Russi, ha avuto luogo la seduta solenne del Consiglio Comunale di Russi per accogliere l'arcivescono metropolita di Mosca, Don Paolo Pezzi, russiano di nascita.
Don Pezzi è ritornato, per una breve sosta, a Russi durante il suo viaggio di ritorno da Roma, dove ha ricevuto il pallio da Papa Benedetto XVI, l'investitura ufficiale per il delicatissimo compito di rinforzare il dialogo tra cattolici e ortodossi nel complesso scenario della Russia post-comunista.
E' stata una seduta composta e autenticamente solenne alla presenza di oltre un centinaio di persone.
Il Sindaco Pietro Vanicelli ha espresso profonda gioia e anche commozione per il ritorno a Russi di un concittadino ormai illustre, ricordando anche l'importanza per la comunità del lavoro dei genitori di Pezzi che "ogni volta che tornerà in Romagna, sarà sempre più che benvenuto a Russi".
Sinceri e onorati anche gli auguri rivolti all'arcivescono dai tre capigruppo del Consiglio, come pure quelli dell'assessora regionale Anna Maria Dapporto ("il suo sarà anche un compito da ambasciatore della Romagna in Russia") e del presidente della Provincia Francesco Giangrandi. Tra i presenti c'erano anche il vescono Montevecchi di Ascoli-Piceno, amico di Pezzi da decenni, e il prof. Masoni. L'onorevole Antonio Patuelli ha analizzato lo stemma araldico di Don Pezzi, che evoca la libertà religiosa e l'apertura all'oriente.
Don Pezzi ha salutato tutti i presenti con calore, parlando del bisogno del cuore dell'uomo di ricercare l'umanità, e ricordando il suo impegno giovanile nel riportare in auge le figure di Margherita e Gentile, le beate di Russi.
Il commiato a Don Paolo, ripartito per Mosca già in serata, si è chiuso nel cortile retrostante il comune cove l'arcivescovo si è intrattenuto per poche ore con amici e parenti, dimostrando anche, tra le altre cose, di non aver assolutamente perso la confidenza con il dialetto romagnolo.

 
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